Massimiliano Montulli | Vita digitale: qual è la dose giusta per i bambini?
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Vita digitale: qual è la dose giusta per i bambini?

Vita digitale: qual è la dose giusta per i bambini?

I pediatri americani rivedono le loro precedenti indicazioni: quel che conta non è il tempo passato davanti a uno schermo, ma la qualità dei contenuti. E i genitori dovrebbero dare il buon esempio.

Non conta tanto il tempo, quanto la qualità di quello che i bambini fanno davanti a uno schermo, che sia l’ormai vecchia Tv, il computer, il tablet, lo smartphone. È questa la nuova indicazione che viene dall’American Academy of Pediatrics (AAP), una delle istituzioni più autorevoli e ascoltate, anche a livello internazionale, in materia di salute dei bambini.

È un dietrofront quello dei pediatri americani? Finora raccomandavano:

SUPERATI DALLA REALTÀ.
In effetti, è più una sorta di constatazione: la società è già andata oltre le indicazioni. Più che frenare, conviene invece indirizzare i genitori a ciò che può essere un uso più corretto delle tecnologie da parte dei bambini. Oltre tutto, ammette l’AAP, gli studi sulla “dose giornaliera consigliata” di tecnologia a uso e consumo dei bimbi hanno finora dato risultati poco convincenti.

DANNOSI, PERCHÉ?
Gli avvertimenti sui potenziali danni del tempo eccessivo dedicato a queste forme di tecnologia vanno da possibili disturbi dello sviluppo per i bambini molto piccoli – quando si ritiene che l’interazione con le persone debba essere assolutamente prevalente rispetto a quella con l’elettronica – a rischi vari, per esempio di sovrappeso e obesità per i più grandi, che stando seduti di fronte a computer e videogiochi sottraggono tempo allo sport e al movimento, oltre che per la mancata interazione “in vivo” con i coetanei.
A sostenere le raccomandazioni c’erano anche le preoccupanti statistiche di uno studio della Kaiser Family Foundation, un’organizzazione no-profit che si occupa di temi legati alla salute, secondo cui il bambino americano medio passa quasi 8 ore davanti a uno schermo, e gli adolescenti fino a 11.

TABLET E PANNOLINO.
Le “vecchie” linee guida risalgono al 2011, e precedono quindi la grande esplosione e il successo commerciale di super smartphone e tablet, ormai in mano a una buona fetta dei bambini prima ancora che tolgano il pannolino. «Ma senza un’evoluzione, quelle linee guida saranno presto obsolete e non avranno più niente a che fare con la realtà» è il nuovo punto di partenza dell’AAP.
La società dei pediatri non ha ancora rilasciato nuove linee guida alternative, ma ha individuato alcuni messaggi chiave per i genitori che sicuramente le future indicazioni formali dovranno contenere.

ISTRUZIONI PER L’USO.
In sintesi, dicono i pediatri, i nuovi media sono solo un “ambiente” diverso: i bambini fanno sui tablet quello che hanno sempre fatto prima, anche se solo virtualmente. Gli effetti possono essere positivi o negativi, ma il mezzo in sé non va demonizzato.
Quello che però i genitori possono e dovrebbero fare è comportarsi da genitori: stabilire regole d’uso e dare il buon esempio, decidendo che alcuni tempi e zone siano liberi dalla tecnologia per tutta la famiglia, per esempio i pasti, i momenti dedicati a fare qualcosa insieme, o la camera da letto.

PAROLA D’ORDINE: INSIEME.
Uno dei timori dell’eccesso di vita digitale per i più piccoli è che sia un ostacolo allo sviluppo del linguaggio. Le ricerche neuroscientifiche dicono che essere esposti passivamente al linguaggio, per esempio guardando la televisione, non ne favorisce l’acquisizione, che al contrario necessita di interazione costante con gli adulti.
Per questo motivo, una app che favorisca il gioco e lo scambio è sicuramente meglio di una con cui il bambino si intrattiene da solo.
Altro messaggio importante è che la qualità dei contenuti è più importante della piattaforma utilizzata e del tempo passato a intrattenersi. Ci sono applicazioni e giochi che possono avere un importante contenuto educativo e anzi favorire alcune competenze.

INDICAZIONI DI CASA NOSTRA.
Sono consigli di buon senso del tutto in linea con quanto per esempio suggerisce a casa nostra l’Associazione culturale pediatri. Oppure con le indicazioni messe a punto da Giorgio Tamburlini e Valeria Balbinot del Centro per la salute del bambino: le tecnologie digitali non sono da demonizzare. Come qualunque altra tecnologia presentano dei rischi ma offrono anche numerose opportunità che non ha senso far perdere ai bambini e ai ragazzi.

Fonte: Focus.it

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